La morte non è altro che la forma più alta di democrazia. Una volta ho letto di un tizio in Canada che è morto perché gli è caduto addosso un blocco di urina congelata. Qual è la probabilità di morire a causa di un gigantesco cubetto di ghiaccio fatto di piscio?
E questo dovrebbe renderti speciale? La verità è che non siamo altro che delle fottute bombe ad orologeria. Tutto qui. Molto semplice, in fondo. Alla nostra nascita parte un conto alla rovescia che per tutti dovrà giungere a zero. Lo zero non è altro che il traguardo finale della nostra esistenza.
Ben poco importa se il giro dura pochi secondi o un secolo, questo non ci rende gli uni diversi dagli altri. Siamo tutti pronti ad esplodere, in ogni momento. Anche quando sappiamo, per un motivo o per un altro, dove finisce la nostra corsa, oppure capita che qualcuno tagli il filo rosso al posto di quello verde…BOOM. Il risultato è sempre lo stesso.
La morte è un imprevisto solo per chi rimane. Sono solo le persone che ti stanno intorno che non si abitueranno mai alla tua assenza, se sei stato in grado di costruire qualcosa di buono mentre le lancette giravano. Le persone che ti amano, tutte, nessuna esclusa, non riusciranno mai a fare a meno di te. Forse anche quelle che non ti amano: l’edicolante, il tabaccaio, il tizio del bar che ogni mattina sputa nel caffè della tua collega convincendoti che forse dio esiste, dedicheranno anche un solo secondo a pensare a quella risata, quel sorriso, quello sguardo. Quel vuoto che non si colmerà più. Quello è l’unico momento in cui smetti di essere un cronografo da polso per essere davvero vivo.
Ho guardato la morte in faccia due volte. E’ durato pochissimo, eppure in entrambi i casi lo strascico è stato devastante. Se sono qui a raccontarlo vuol dire ovviamente che tutte e due le volte mi sono voltato dall’altra parte. E sono riuscito anche a non farmelo mettere nel culo.
In realtà non ho ben capito se sono stato io a correrle incontro e lei non mi ha voluto, oppure è stata lei a cercarmi due volte nello stesso posto, alla stessa ora, e nella stessa maniera ed io sono riuscito a sfuggirle. Anche se farsi questa domanda non ha senso e la risposta potrebbe non piacermi per niente.
So solo che scampare alla morte non ha come diretta conseguenza quella di
cantare un inno alla vita e cominciare a credere in un’entità superiore. Anche se mia madre avrebbe voluto, visto che collocò prontamente, la prima volta, una statua di Padre Pio in mezzo al giardino. Il mio cane pensò bene di elevarla a bagno di lusso dotato anche di faretto per improvvise necessità notturne.
Quando scampi alla morte ti rimangono solo le costole rotte ed un sacco di domande. In sostanza diventi molto, molto più incasinato di prima.
Solo di una cosa hai la perfetta coscienza: la tua vita può finire in qualsiasi momento. Ora. Ora. E ora. Stop.
Smetti completamente di avere la concezione del futuro. E quando parlo di futuro, non intendo tra 10 anni, tra cinque, se il lavoro mi soddisferà, come sarà la mia famiglia, con chi mi sposerò. Intendo domani. Si, proprio l’alba dopo questa notte. Perché dovrebbe arrivare? Se anche arriverà, cosa avrà di tanto speciale per cui non posso succhiare fino al midollo quello che ho adesso, in questo istante?
Senza avere tutti quegli accorgimenti che permettono le persone “vive”, non alle immagini in bianco e nero come me, di proseguire la proprio esistenza in una maniera più sana e felice.
Il mondo al massimo finirà domani. Non ne vale mica la pena.
Questa cosa influenza pesantemente la tua vita, e probabilmente la influenzerà per sempre…la tua quotidianità non sarà mai più la stessa cosa. E quando succede di nuovo non ti sembra nemmeno così strano, hai solo voglia di uscire da quella scatola di metallo, accenderti una rossa e tornare a casa a leccarti le ferite più velocemente possibile.
Soprattutto senza dare fastidio a nessuno.
In fin dei conti, quando la morte proprio non ti vuole, quello è l’unico imprevisto con cui non puoi fare i conti.
continua...